Quanto è corrotta l’ONU?

Numerosi abusi finanziari, personali e gestionali, sollevano perplessità riguardo questo organismo internazionale.

LANGUE

di Claudia Rosett, scritto per "The Commentary Magazine" nel 2006

Negli ultimi anni le Nazioni Unite sono state travolte da numerosi scandali. Il più eclatante è quello riguardante il programma di aiuti Oil-for-Food in Iraq, che tuttavia è solo la punta dell’iceberg. Non conosciamo ancora il quadro complessivo della situazione (e forse non lo conosceremo mai), ma sappiamo che quest’organizzazione dagli obiettivi nobili e lungimiranti, vincitrice del premio Nobel per la pace, si è in realtà macchiata nel corso del tempo di deprecabili abusi, come la scomparsa dei fondi destinati alle vittime degli tsunami in Indonesia e la presenza di una rete transnazionale di stupri pedofiliaci da parte dei caschi blu in Africa.

L'ONU è considerata da molti come il principale arbitro della politica internazionale nonché come l'unica istituzione che si frappone tra noi e l'anarchia globale. I risultati conseguiti finora non sono per nulla incoraggianti: l'ONU non è riuscita ad arginare nessuna delle minacce globali, né i pericoli dell’islam radicale o il ricatto nucleare della Corea del Nord, e ha fallito miseramente nell’applicare un efficace programma di sanzioni nei confronti dell'Iraq governato da Saddam Hussein. Inoltre, non è riuscita neanche a risolvere questioni apparentemente semplici, come ripulire il proprio dipartimento di gestione in seguito a scandali di corruzione e tangenti.

Negli ultimi anni ci sono state ispezioni, indagini, comitati, rapporti, udienze congressuali, piani d'azione e persino diversi arresti da parte dei procuratori federali statunitensi nel tentativo di risolvere i numerosi problemi interni alle Nazioni Unite. É stato anche chiesto al Segretario Generale Kofi Annan di dimettersi prima della scadenza del suo secondo mandato. Le soluzioni proposte spaziano dall'istituzione di nuovi organismi interni di controllo ad un migliore monitoraggio e protezione degli informatori. Varie riforme interne all’Onu sono state già effettuate nei primi anni ‘90, nel 1997, nel 2002 e nel 2005, ma ce ne sono altre in cantiere.

Oltre ai suoi revisori interni ed esterni, ai comitati di “persone eminenti”, ai consigli esecutivi e consulenti speciali, l'ONU ha recentemente introdotto un Ufficio dell’Etica, la cui funzione è quella di organizzare un evento chiamato “UN Ethics Day” ("Giornata dell'Etica delle Nazioni Unite").

Servirà tutto questo per risolvere i problemi dell’ONU? Secondo uno dei revisori interni delle Nazioni Unite, dietro ai vari scandali si cela una "cultura dell'impunità": l'ONU opera con grande segretezza, è protetta dall'immunità diplomatica e non deve dar conto a nessuno se non a se stessa. Una delle sue principali caratteristiche, infatti, è l'assoluta impenetrabilità delle sue operazioni: dopo più di 60 anni dalla sua nascita, l’ONU è diventata un aggregato di tanti programmi e progetti sovrapposti, in cui celati interessi si intersecano ad imbrogli nepotistici. Quello che ne deriva è una giungla di relazioni interne difficili da supervisionare in quanto cosi’ intricate da sfidare l’umana comprensione.

Un chiaro segno di quanto male funzionino le cose all’interno delle Nazioni Unite è la difficoltà nell’effettuare anche operazioni basilari come calcolare il budget di cui tale organizzazione dispone: l’ONU non ha mai presentato chiaramente la propria contabilità e non ci sono dati certi neanche all'interno dei singoli enti e dei singoli programmi.

Il budget annuale principale delle Nazioni Unite è di 1,9 miliardi di dollari, ma esso non è in realtà altro che una frazione del budget effettivo, gonfiato da svariati miliardi di finanziamenti che arrivano da “contributi volontari” effettuati principalmente da donatori privati, donatori aziendali, fondazioni, e Stati membri. Questi finanziamenti vengono poi ripartiti in vari modi, con gli enti appartenenti alle Nazioni Unite che, in alcuni casi, si effettuano pagamenti e donazioni a vicenda. Ad esempio, il Programma di sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP) dispone di un budget di base di circa 900 milioni di dollari, ma gestisce in maniera effettiva una somma che varia da circa 3 miliardi ai 4,5 miliardi di dollari l'anno.

 

Secondo il Vice Segretario Generale delle Nazioni Unite Mark Malloch Brown, il budget totale per tutte le operazioni sotto il controllo diretto del Segretariato ONU ammonta a circa 8-9 miliardi di dollari l'anno. Se si aggiungono i budget relativi ad alcuni degli enti più grandi come UNDP (circa 4 miliardi di dollari), UNICEF (circa 2 miliardi di dollari) e il Programma Alimentare Mondiale (circa 2-3 miliardi di dollari), la cifra complessiva raggiunge i 16-18 miliardi di dollari. Sui siti web delle Nazioni Unite dedicati agli appalti, il denaro speso annualmente in beni e servizi dall'intero sistema ONU arriva a 30 miliardi di dollari.

Quante persone lavorano all’interno dell’ONU? Anche questo è un mistero. Il nuovo Comitato Etico si propone di impiegare un totale di 29.000 dipendenti, ma questo numero è ben al di sotto della cifra relativa al personale del Segretariato ONU più i soli enti specializzati, che, secondo Malloch Brown, sono composti da circa 40.000 persone. Nel totale non viene conteggiato il personale locale, come ad esempio i 20.000 palestinesi che lavorano per l'Agenzia delle Nazioni Unite per il Lavoro e il Soccorso (UNWRA) o i numerosi dipendenti, alcuni a lungo termine, altri temporanei, impiegati in centinaia di uffici, progetti e operazioni in tutto il mondo. Nel numero complessivo dei dipendenti ONU non sono inclusi neppure gli oltre 85.000 caschi blu che, nonostante siano inviati direttamente dagli Stati membri, eseguono ordini dell'ONU e mangiano pasti forniti dall'ONU acquistati tramite i suoi dipartimenti dedicati agli acquisti. Mentre dal 1945 fino ad oggi il numero degli Stati membri delle Nazioni Unite è quasi quadruplicato (da 51 a 191), il numero del personale si è invece moltiplicato a dismisura, partendo da poche migliaia fino ad arrivare a diverse centinaia di migliaia di dipendenti.

Nessuna autorità è stata finora in grado di indurre l’ONU a rendere conto dei propri movimenti economici e non vi è nulla all’interno dell’ONU che sia sottoposto a scrutinio. A conti fatti, non c’è ormai alcun dubbio che il grado di marciume all’interno di quest’organizzazione sia molto alto, sebbene i vertici dell’ONU continuino ad asserire il contrario. Lo scandalo piu eclatante della recente storia delle Nazioni Unite è rappresentato dal programma di aiuti Oil-for-Food. Lo scorso ottobre, l'indagine di Paul Volcker relativa ad Oil-for-Food ha rilevato che, nei suoi sette anni di attività, tale programma era diventato un veicolo per tangenti e traffico illegale di armi. A gennaio di quest'anno il segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan ha ammesso le proprie responsabilità nello scandalo, ma poco dopo ha ritrattato dicendo che soltanto un membro dello staff aveva forse rubato 150.000 dollari (una cifra secondo lui irrisoria in quanto nel programma di aiuti sono stati investiti circa 64 miliardi di dollari). Questa non è altro che un'astuta bugia: il membro dello staff in questione era Benon Sevan, nominato direttamente da Annan per gestire Oil-for-Food, e se avesse ottenuto nient’altro che miseri 150.000 dollari, allora Saddam Hussein avrebbe fatto il più grande affare nella storia delle tangenti. L'indagine indipendente del senatore Norm Coleman su Oil-for-Food mostra infatti che la cifra reale ottenuta da Sevan era ben piu’alta, all’incirca 1,2 milioni di dollari. Purtroppo è impossibile avere certezze su questa storia in quanto Sevan è stato autorizzato da Annan a ritirarsi nella sua Cipro (ricevendo una pensione completa dalle Nazioni Unite) ed è fuori dalla portata della giurisdizione degli Stati Uniti. Il funzionario ONU ha inoltre negato di aver ricevuto somme di denaro in cambio di favori a Saddam Hussein.

I casi di corruzione all’interno dell’ONU non si sono conclusi con Sevan: il diplomatico francese Jean-Bernard Merimée, appartenente alla cerchia ristretta di Kofi Annan, ha ammesso di aver ricevuto soldi da Saddam Hussein mentre prestava servizio come emissario per l'Unione Europea. Volcker ha confermato, all’interno del programma Oil-For-Food, la presenza di numerose pratiche di corruzione, frode, conflitti di interesse, tangenti, nepotismo e molestie sessuali. Inoltre, ha confermato anche che l’ONU non ha effettuato sufficienti controlli, e, anche nei casi in cui ha indagato sulle irregolarità, non ha poi preso alcun provvedimento punitivo. Volcker, infine, ha calcolato che gli enti delle Nazioni Unite hanno trattenuto almeno 50 milioni di dollari destinati ad aiutare il popolo iracheno.

 

L’entità del danno causato dal lavoro delle Nazioni Unite in Iraq è incalcolabile. I compiti principali dell’ONU in Iraq erano quelli di controllare l’oscillazione dei prezzi riguardante i contratti petroliferi e monitorare le esportazioni di petrolio al fine di prevenirne il contrabbando. Nel complesso, la maggior parte dei fondi del programma Oil-for-Food sono stati spesi per rinnovare i propri uffici a New York anziché per controllare le operazioni di Saddam Hussein. Questo è testimoniato dall’atteggiamento complice e permissivo dell’Onu nei riguardi del contrabbando di petrolio operato da Saddam nel 2000, quando ha aperto un oleodotto in Siria. Annan descrive questi comportamenti dell’ONU come “casi di cattiva gestione”, come se qualcuno si fosse dimenticato di sostituire le cartucce della stampante in ufficio.

La connivenza dell’ONU ha fatto guadagnare a Saddam tra i 12 e i 17 miliardi di dollari in contrabbando petrolifero. L’ONU ha, di fatto, supportato e fatto arricchire un tiranno e assassino.

Saddam ha utilizzato i proventi del programma Oil-for-Food non soltanto per costruire palazzi e acquistare auto di lusso, ma anche per guidare i fedeli baathisti, finanziare i kamikaze palestinesi e rinnovare il suo arsenale di armi, convenzionale o meno. Quando l'ispettore della CIA Charles Duelfer è andato in Iraq nel 2004 in cerca di armi, la scia del denaro lo ha condotto direttamente al programma di aiuti Oil-for-Food facente capo alle Nazioni Unite. L’ispettore statunitense ha dichiarato che tale programma serviva in realtà a coprire il traffico illegale di armi e denaro che andava dalla Siria fino alla Bielorussia e alla Russia.

 

Tutto ciò che è stato descritto finora riguarda soltanto Oil-for-Food.

Nell’estate del 2005 l'ONU è stata coinvolta in un ulteriore scandalo di corruzione: un membro dello staff di nome Alexander Yakovlev si è dichiarato colpevole in un tribunale federale di aver preso tangenti per centinaia di migliaia di dollari, coinvolgendo centinaia di milioni di contratti viziati, molti dei quali in vigore fino ad oggi. Poco dopo, Vladimir Kuznetsov, il capo del comitato di supervisione del bilancio delle Nazioni Unite, ha dovuto farsi da parte in quanto accusato di essere co-cospiratore di Yakovlev nella frode telematica e nel riciclaggio di denaro. Lo scandalo si è via via ingrandito fino a coinvolgere altri dipendenti dell’ONU per un giro di soldi che si aggira intorno al miliardo di dollari.

Oltre ai casi di corruzione, non mancano quelli di conflitti di interesse. Volcker ha scoperto che nel 1997 Maurice Strong, sottosegretario generale delle Nazioni Unite, ha accettato un assegno da Saddam Hussein per un importo di quasi un milione di dollari. Strong (che ha negato di sapere da dove provenissero i soldi) era, a quei tempi, capo-coordinatore della riforma dell'ONU. Un altro importante consigliere di Kofi Annan, Giandomenico Picco, aveva prestato servizio alla fine del 1999 e all'inizio del 2000 sia come sottosegretario generale delle Nazioni Unite che come presidente del consiglio di amministrazione della società IHC Services. Tale società aveva legami stretti con il tangentaro Yakovlev, che aveva firmato contratti per milioni di dollari con le Nazioni Unite.

Non da ultima è la saga del figlio di Annan, Kojo, che ha ricevuto più di 195.000 dollari da un importante appaltatore di Oil-for-Food, di nome Cotecna Inspection, dopo che aveva formalmente smesso di lavorarci. Tra i vari documenti relativi a Kojo spiccano quelli relativi ad una Mercedes verde acquistata nel 1998 in Germania: Kojo risparmiò 20.000 dollari grazie ad uno sconto diplomatico e con il falso uso del nome di suo padre e dei suoi privilegi diplomatici nonché del sigillo dell'ONU.

 

Lo scandalo di Oil-for-Food è stato descritto da Annan e dai suoi collaboratori come un errore compiuto per una giusta causa, nient’altro che il prezzo che ogni tanto bisogna pagare quando si compiono operazioni umanitarie su scala internazionale.
Tuttavia, le cose stanno diversamente: lo scandalo Oil-for-Food non è stato un'eccezione, ma soltanto il manifesto di quello che l'ONU è diventata. Il programma Oil-for-Food non è stato finanziato da un'assemblea di Stati membri dell'ONU, ma direttamente da Saddam Hussein in funzione delle sue vendite di petrolio. Il finanziamento è avvenuto violando le regole predisposte dalle Nazioni Unite riguardanti lo stanziamento dei fondi e non secondo i principi sulla base dei quali l'organizzazione è stata fondata. Nonostante, come ha osservato l'ambasciatore degli Stati Uniti John Bolton, “sono gli Stati membri che dovrebbero controllare il denaro”, le Nazioni Unite hanno concluso un accordo con Saddam, in base al quale il Segretariato ONU avrebbe raccolto il 2,2 per cento dei suoi proventi petroliferi per coprire i costi di gestione e monitoraggio del programma di soccorso. Considerato il fatto che i profitti petroliferi di Saddam Hussein hanno superato i 64 miliardi di dollari, il Segretariato ONU ha incassato 1,4 miliardi di dollari. In altre parole, Saddam stava pagando un sacco di soldi al Segretariato delle Nazioni Unite per supervisionare se stesso: questo conflitto di interessi clamoroso ha portato il programma ad espandersi e a essere facile preda di corruzione e tangenti. Lo scandalo Oil-for-Food consisteva non solo nella corruzione presente al suo interno, ma soprattutto nel fatto che Saddam Hussein divenne per un certo lasso di tempo uno dei maggiori finanziatori diretti del budget del Segretariato ONU. L’ONU si spacciò per sorvegliante di Saddam, quando in realtà era nient’altro che sua socia in affari.

Ma Saddam era soltanto uno, anche se il più virulento, dei tanti discutibili partner commerciali che le Nazioni Unite hanno avuto negli ultimi dieci anni. I partner dell'ONU non si limitano ad Angelina Jolie che va a visitare i rifugiati africani o a Bono Vox che dà lezioni di politica di sviluppo agli americani, ma si estendono a fondazioni, organizzazioni non governative e imprese private che dispongono di ingenti somme di denaro che l’ONU utilizza per finanziare i suoi progetti. Generalmente questo è stato considerato come un modo innovativo per finanziare buone opere, ma la situazione è invece molto più allarmante.

 

L'esempio principale degli odierni partner delle Nazioni Unite è rappresentato dal magnate americano Ted Turner, che nel 1997 si è offerto di donare un miliardo di dollari all'organizzazione. Tale gesto fece piangere di gioia Jane Fonda, la moglie di Turner, e fu accolto positivamente da Kofi Annan, che considerò l'accordo come “un esempio del coinvolgimento del settore privato in modo concreto nelle operazioni umanitarie". Turner ha dichiarato che sperava che altri seguissero il suo esempio. Così fu.

Il principale beneficiario di quest’incredibile atto di generosità di Ted Turner è stato lo stesso Ted Turner: negli ultimi otto anni, spendendo poco meno di 1 miliardo di dollari, si è riservato un posto al tavolo principale di quella che dovrebbe essere un'organizzazione pubblica imparziale come l’ONU, ed ha esercitato all’interno di essa un’influenza maggiore rispetto a quella esercitata da molti Stati membri. Ugualmente a quanto accadeva nel programma Oil-for-Food, in cui Saddam Hussein pagava alle Nazioni Unite una commissione equivalente al 2,2% dei suoi proventi, anche in questo caso i finanziamenti di Turner sono fluiti direttamente nelle casse del Segretariato ONU senza subire alcun tipo di controllo.

Turner si assicurò inoltre che le sue generose donazioni fossero detraibili dalle tasse: a tal fine creò un'organizzazione senza scopo di lucro con sede a Washington denominata “UN Foundation”, ed un'organizzazione sorella, il “Better World Fund”. Turner si è proposto di destinare a tali organizzazioni 100 milioni di dollari l’anno. Una parte delle donazioni di Turner alle Nazioni Unite non vanno quindi ai poveri del mondo, ma alle lobby di Washington, il cui fine è quello di incrementare gli introiti pagati alle Nazioni Unite dai contribuenti statunitensi.

Ovviamente Washington ospita diverse lobby, ma il legame tra Turner e il Segretariato ONU è particolarmente stretto: per gestire le donazioni provenienti da Turner, le Nazioni Unite hanno creato uno speciale organo interno che fa riferimento direttamente al Segretariato Generale. Tale organo è chiamato UNFIP, è dedicato esclusivamente all'interazione con la fondazione di Turner e fa riferimento direttamente al Segretariato Generale. Secondo il capo dell'UNFIP, Amir Dossal, il rapporto tra i funzionari delle Nazioni Unite e quelli dell’UN Foundation creata da Turner è costante e la fondazione di Turner è spesso coinvolta sin dall'inizio nella definizione dei progetti delle Nazioni Unite, che poi finanzia direttamente. Lo staff dell'UNFIP viene pagato non dall'ONU ma dall’UN Foundation di Turner. In questo modo circa 600 milioni di dollari del denaro di Turner sono confluiti nei progetti delle Nazioni Unite sin dall’inizio dell’accordo. Molti di questi sono stati impiegati in favore di cause nobili come l'invio di medicinali anti-malaria e vaccini contro il morbillo ai bambini nei paesi poveri. Altri, invece, approvati dal Segretario Generale ONU, sono confluiti nei dipartimenti interni del suo stesso Segretariato, incluso in alcuni casi il suo ufficio esecutivo. Il trasferimento di questi fondi era riportato dai rapporti UNFIP in maniera opaca e, in molti casi, con non più di una riga: vi si trovano ad esempio 1 milione di dollari per il "Potenziamento del Segretariato delle Nazioni Unite"; 1,9 milioni di dollari per il "Dialogo delle Nazioni Unite con il Sud del mondo"; 994.875 dollari per il "Sostegno alla riforma della gestione delle Nazioni Unite"; 1,9 milioni di dollari per il dipartimento delle informazioni pubbliche del Segretariato (di cui più sotto); 117.600 dollari per una "Riunione multi-stakeholder sulle migliori pratiche di partnership" e 319.988 dollari per il "Potenziamento della partnership pubblico-privato".

In generale, la supervisione presso le Nazioni Unite è condotta dal dipartimento di controllo interno all'organizzazione, il cui direttore è nominato dal Segretario Generale e le cui relazioni fino a quest'anno non sono state divulgate nemmeno agli Stati membri. Secondo una revisione segreta interna presentata nel 2003, l'UNFIP sembra operare "senza funzioni e strutture organizzative legalmente stabilite". Le irregolarità specifiche nella condotta del programma includevano il rilascio di 1,2 milioni di dollari dalla UN Foundation di Turner all'ufficio esecutivo di Kofi Annan secondo modalità considerate come “una violazione dei controlli interni".

Nel settembre 2001, Turner è intervenuto in maniera ancora più invasiva nelle questioni dell'ONU, trasferendo 31 milioni di dollari sotto forma di donazioni dalla sua Turner Foundation a conduzione familiare al Dipartimento di Stato degli Stati Uniti per coprire una parte degli arretrati statunitensi sulle quote ONU. Questo è stato accolto da molti come atto di filantropia disinteressato. Tale gesto significava, invece, che fintanto che l'ONU riuscisse a trovare ricchi mecenati privati in sintonia con le proprie politiche, poteva permettersi di essere molto meno responsabile nei confronti di un potente Stato membro nonché dei suoi rappresentanti democraticamente eletti.

 

A partire dall'impegno di Ted Turner del 1997, l'ONU ha invitato sempre più mecenati benestanti a collaborare come “partners”. Alcuni tra quelli che hanno accettato l’invito, lo hanno fatto attraverso la fondazione di Turner. Tra questi vi sono il Taipei Economic and Cultural Representative Office degli U.S.A (indubbiamente un tentativo di Taiwan per cercare di mettere un piede nell'ONU in ogni modo possibile), la Banca Mondiale (un esempio del sistema ONU che paga se stesso), l'agenzia USA per lo Sviluppo Internazionale (un esempio del governo USA che finanzia l'ONU attraverso la fondazione di Turner), il governo dello stato di Akwa Ibon in Nigeria e la Croce Rossa Americana. Altri partner ONU sono invece fondazioni private, come la fondazione di Bill e Melinda Gates, che dal 1995 ha donato più di 380 milioni di dollari all'ONU, 50 dei quali sono passati attraverso la fondazione di Turner. La fondazione di Turner ha anche collaborato su alcuni progetti con l'Open Society Institute del finanziere George Soros, la cui rete mondiale di fondazioni e istituti ha la sua lista di progetti finanziati insieme all'ONU. In un libro di 352 pagine pubblicato nel 2002 su “Building Partnership”, la stessa ONU riconosce che ci sono “incongruenze sia all'interno del sistema delle Nazioni Unite che, più in generale, in quello che costituisce il settore privato”. Una di queste è rappresentata dalla crescente volontà dell'ONU di mettere a disposizione il proprio nome e il proprio simbolo ufficiale. Indietro nel 1946, mentre si stava approvando il simbolo, il primo Segretario Generale dell'ONU, Trygve Lie, ha sottolineato l'importanza di proteggerlo dagli abusi per “fini pubblicitari”. Nel 2000, come parte del grande piano ONU per la “partnership pubblico-privato” nel nuovo millennio, Annan ha distribuito dettagliate linee guida in cui stabiliva che l'ONU potesse in realtà autorizzare l'uso del proprio simbolo ad imprese che fossero impegnate nella promozione o raccolta fondi per l'ONU stessa, fintanto che “la generazione di profitti per le entità commerciali fosse solo incidentale”. Questo solleva inevitabilmente dubbi sul chi sarebbe qualificato nel giudicare quali profitti commerciali siano “incidentali” al lavoro umanitario nella corruttissima ONU di Annan.

Dall’inizio della sua fondazione, l’ONU si è allargata tramite l’istituzione di innumerevoli agenzie, fondazioni, commissioni, programmi, “enti ad-hoc”, e “altre entità”, al punto che molti all'interno dello stesso personale ONU non sanno più chi risponde a chi, né come. Lo stesso Segretario Generale, quando è stato interrogato l'anno scorso dalla commissione Volcker, ha riconosciuto di non comprendere a pieno la propria catena di comando. Il Segretario Generale nomina i capi della maggior parte di questi organismi, ma ciascuno ha la propria amministrazione, i propri obiettivi, e in molti casi il proprio programma di raccolta fondi. Volendo nominare solo alcuni degli enti più conosciuti: UNICEF (fondata nel 1946); il Programma Alimentare Mondiale (o WFP, 1961); la Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo (UNCTAD, 1964); il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP, 1966); il Programma delle Nazini Unite per l'Ambiente (UNEP, 1972); l'Ufficio delle Nazioni Unite per i Servizi ed i Progetti (UNOPS, 1994); UN-Habitat (1997); l'Organizzazione Mondiale del Turismo (UNWTO, 2003); e via dicendo. Molti di questi si sovrappongono e hanno uffici sparsi per tutto il mondo, da New York a Roma a Nairobi a Tunisi a Madrid a Bangkok e oltre. I periodici sforzi di ottimizzazione e armonizzazione dell’organizzazione altro non fanno se non aggiungere un ulteriore anello alla catena.
L'ONU non è tenuta a rispondere di quanto avviene nel suo crescente impero. Nessuna giurisdizione legale nazionale si applica alla rete ONU e nessuno ha le risorse o l'interesse a confrontarsi con l'intera organizzazione. Nonostante sia presente la figura di un Segretario Generale che detiene più potere di chiunque altro all’interno dell’ONU, non c'è alcuna procedura per poterlo incriminare o licenziare.
Eppure c'è un'enorme macchina per sorvolare su qualsiasi cosa vada storta, sostenuta da un dipartimento di informazione pubblica con un budget annuale di 85 milioni di dollari e più di 700 impiegati, di cui la metà riempe gli uffici per le pubbliche relazioni dell'ONU in più di 100 paesi in tutto il mondo. Tutta questa attività promozionale è ulteriormente sviluppata dalla Federazione Mondiale delle Associazioni delle Nazioni Unite (WFUNA), fondata in Lussemburgo nel 1946 e che vanta adesso più di 100 diramazioni nazionali. Il braccio Americano, UNA-USA, schiera più di 175 diramazioni e organizzazioni di comunità, con quasi 20.000 membri. Tenere insieme tutto questo intreccio di fili comporta la presenza di una frastornante moltitudine di commissioni, gruppi di lavoro ed enti intrecciati all'interno e attorno all'ONU. Per dare qualche esempio veloce: Ted Turner, della Fondazione ONU, presiede il consiglio della UN-USA. Maurice Strong, capo coordinatore delle “riforme” ONU del 1997, è diventato poi un socio della Fondazione ONU di Turner mentre lavorava come consigliere speciale di Kofi Annan. Inoltre, è anche l’attuale presidente onorario della WFUNA. Paul Volcker, quando fu nomminato da Annan stesso al comando dell'investigazione sul programma Oil-for-Food, stava lavorando non solo al consiglio dei direttori dell'UNA-USA ma anche come direttore del suo consiglio commerciale, che si auto-pubblicizza come una rete di risorse per imprese interessate ad ottenere una quota dei miliardi in contratti ONU che vengono stanziati ogni anno. Solo quando i media hanno infine scoperto e chiesto spiegazioni rispetto a questo potenziale conflitto d'interesse, Volcker si è dimesso.

Quando gli è stato chiesto in una recente intervista del pericolo di collusioni tra grandi imprese e istituzioni pubbliche come l'ONU, il Vice Segretario Generale Mark Malloch Brown ha dichiarato sdegnato che l'ONU stava compiendo il “lavoro di Dio”, e ha abbandonato l'intervista.
L' ONU è stata fondata con l’obiettivo di portare pace e prosperità nel mondo. In questo senso l'ONU è stata non solo inutile, ma anche pericolosa. La lezione che Saddam Hussein ha rapidamente capito era che l'ONU si presta bene al riciclaggio di soldi sporchi. Con i suoi grandi spostamenti di fondi tra le frontiere, i suoi appaltatori e i parternariati pubblico-privato, la sua burocrazia enorme e i controlli morbidi, la sua immunità diplomatica, e la sua cultura dell’impunità, l'ONU si è rivelata l’organizzazione perfetta non solo per compiere grandi furti economici ma, come Charles Duelfer ha scoperto, anche per coprire il traffico illegale di armi.

Nelle numerose missioni di pace ONU è accaduto di tutto: dalle diffuse accuse di corruzione al traffico di droga alle violenze sessuali allo sfruttamento sessuale di bambini affamati (“Sex-for-Food”, come l'editorialista Mark Steyn ha appropriatamente espresso). Nei Paesi in via di sviluppo, l'apparizione dei caschi blu è considerata un segnale di pericolo: state alla larga e tenete i vostri figli lontani.

E quei caschi blu non si sono invece visti dove poteva essercene davvero il bisogno. Con un personale e con un budget che potrebbe qualificare la stessa ONU come una potenza militare formidabile, l'organizzazione ha osservato passivamente i massacri in Ruanda e a Srebrenica e non è ancora intervenuta in Sudan. Inoltre, non ha neanche avuto l'integrità necessaria per cacciare il Sudan fuori dalla sua commissione per i diritti umani a Ginevra, che si è sdoppiata come circolo privato per alcuni dei peggiori regimi del mondo (i membri attuali comprendono la Cina, Cuba, l'Arabia Saudita, e lo Zimbabwe).
Nonostante le Nazioni Unite siano nate con l’intenzione di essere un forum tra governi al fine di mantenere la pace mondiale e promuovere la cooperazione internazionale, nel corso del tempo si sono evolute in qualcosa di più grande, minaccioso e avente dinamiche interne simili piu’ ad un’azienda privata che ad un’organizzazione pubblica: uno strumento predatorio, non democratico, irresponsabile, che fa esclusivamente i propri interessi. L’ONU, inoltre, è configurata in modo da arrivare in profondità nella politica nazionale dei suoi Stati membri. In seguito ai numerosi scandali di cui si è resa protagonista e alla luce dell’influenza globale che l’ONU esercita, è necessario un confronto aperto con questa organizzazione al fine di portare avanti ideali di pace e solidarietà tra i popoli, ideali sulla base dei quali tale organizzazione è stata fondata.

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